giovedì 22 marzo 2018

Giornata mondiale dell'acqua e "D'acquà a là" di Emiliano Ponzi, Gribaudo


Oggi 22 marzo, nella giornata mondiale dell'acqua, non potevo non proporvi un albo dedicato a questa sostanza preziosa: si tratta di "D'acquà a là Un viaggio nella parte blu del Pianeta", ideato da Dario Villa e Laura Trovalusci con illustrazioni di Emiliano Ponzi, edito da Gribaudo in collaborazione con Ferrarelle (qui la scheda). Un albo senza parole, un po' particolare, perché alcune parole le ha. Un libro "interattivo", perché è dotato di un pennarello azzurro con cui si invitano i bambini a colorare le parti bianche (qui un video da guardare, ma da non far vedere ai se glielo regalerete, perché devono scoprire da soli cosa succede...). Un libro speciale perché fa riflettere sullo spreco d'acqua e su come questa sostanza non sia distribuita in maniera uguale in tutte le parti del mondo. Nella parte finale ci sono anche alcuni numeri che possono dare un'idea di quanto questo sia un bene essenziale, senza il quale non potremmo vivere (del resto anche noi siamo fatti per gran parte di acqua).
Le illustrazioni molto semplici ma anche molto immediate lasciano spazio a pensieri, domande e racconti.



L'incontro in Feltrinelli
Oggi ho avuto la fortuna di presentare questo albo alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano a una classe di bambini dell'ultimo ciclo della scuola d'infanzia e, osservando le illustrazioni, sono venuti fuori alcuni racconti interessanti.

Ad esempio, abbiamo notato come la bambina che si sta lavando i denti sta lasciando aperto il rubinetto.


Voltando pagina: "Ha lasciato aperta l'acqua!" hanno gridato, ancora, pensando alla bambina dell'immagine precedente! Poi una bambina ha associato le due immagini sopra raccontando "Quella signora era andata ad annaffiare ma aveva lasciato il rubinetto aperto perché stava lavando le piante". Un compagno ha osservato che se diamo troppa acqua ai fiori muoiono. Un'altra ha notato che con il rubinetto aperto l'acqua prima o poi finisce.

Le pagine scorrono e invitano a soffermarsi su contesti diversificati, per allargare gli orizzonti.


Questa doppia pagina è particolarmente significativa perché pone un forte contrasto tra un animale domestico, che viene lavato in una tinozza senza aver cura dell'acqua che fuoriesce dalla pompa, e un animale selvatico. Accanto si vede, infatti, uno gnu che si abbevera in una delle poche pozze rimaste nella savana. Il terreno è così secco da essersi crepato. Si può approfittare per parlare del ciclo dell'acqua e del periodo delle piogge monsoniche... insomma ci sono tanti spunti per affrontare discorsi diversi... Qui un altro video interessante da vedere.

I bambini hanno anche raccontato a loro modo cos'è l'inquinamento "è quando butti una cosa per terra e non la raccogli più": da lì abbiamo parlato del mare "le barche inquinano con il fumo... e le sigarette!" (qui c'è un video realizzato da un subacqueo nel mare di Bali) e dei fiumi e dei laghi.
Infine, abbiamo provato a cercare una parola che definisse l'acqua: quella che mi ha emozionato di più è stata "è come un diamante".



L'acchiappagocce
Cristina Zeppini (una delle tre ABC, insieme a me e Barbara Archetti) ha avuto la bellissima idea di realizzare un laboratorio costruendo un acchiappagocce. Preparando i materiali - vi ripropongo il post su Materie intelligenti di cui ho parlato qui - ci siamo soffermati su quelli che potessero esprimere la leggerezza, la lucentezza, la delicatezza. Ogni bambino dopo averli toccati, ha scelto quelli che preferiva e, come sempre, rimango incantata da quello che hanno realizzato, di cui vi propongo una selezione.













Acqua in Italia: alcuni dati del CNR
Concludo, approfittando per dare uno spazio al CNR, visto che proprio oggi sono arrivati dei dati interessanti, che riprendo dal comunicato stampa. L’edizione 2018 della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra oggi è dedicata al tema “Nature for Water” e vuole focalizzare l’attenzione sulle soluzioni naturali per conservare, riutilizzare e tutelare le risorse idriche, riducendo il rischio di inondazioni, siccità e inquinamento.
Il destino dell'uomo è intrinsecamente correlato alla disponibilità idrica e dunque un'adeguata gestione interessa tutti. Non esiste una soluzione universale, ma una serie di strumenti con cui contribuire alla ricerca di un equilibrio sostenibile tra domanda e offerta” spiega Vito Uricchio, direttore CNR-IRSA (Istituto di Ricerca delle Acque).
In Italia disponiamo di 7.494 corpi idrici fluviali, 347 lacustri, 534 grandi invasi dei quali 89 non hanno mai funzionato e oltre 8.000 piccoli invasi, insufficienti per gli attuali modelli di consumo. Il nostro pianeta ha raggiunto il primo miliardo di popolazione nel 1804, il secondo nel 1927 e da allora aumentiamo di un miliardo ogni 12-13 anni: per tali motivi nel secolo scorso il consumo globale di acqua è cresciuto del 600%. L’agricoltura utilizza dal 50 all’80% dell’acqua gestita dall’uomo.

La natura agisce attraverso cicli chiusi e non conosce rifiuti. I temi dell’economia circolare trovano nell’acqua un "archetipo" consolidato e importantissimi spazi di conoscenza e di ricerca e sviluppo: CNR–IRSA è fortemente impegnato per trasformare i prodotti di scarto in materie prime ed energia, con esperienze quali il recupero del fosforo (in via di esaurimento) dai reflui, la produzione di biogas, biometano e bioplastiche dai sottoprodotti dei fanghi di depurazione o dai rifiuti, il riutilizzo spinto delle acque reflue nel comparto agricolo, industriale e spaziale”, afferma il Direttore del CNR–IRSA. Inoltre l’incremento delle temperature deve indurre a progettare opere che limitino il rischio di alluvioni e l’evaporazione nei periodi più caldi, quali gli invasi sotterranei oggi resi possibili anche in Italia dal Decreto ravvenamento 100/2016Gli invasi sotterranei consentono la ricarica delle falde con acque di buono stato chimico, poiché favoriscono l’autodepurazione, e offrono numerosi vantaggi di sostenibilità economica e ambientale: riducono il rischio idraulico e di erosione costiera, prevengono la subsidenza, evitano l’interrimento, non prevedono significativi consumi di suolo. Si tratta, anzi, di opere che vanno oltre il ripristino della permeabilità del terreno, ostacolata dalla diffusa cementificazione, o la realizzazione di opere di contenimento che limitino la dispersione delle acque in mare. Inoltre hanno un costo di realizzazione di circa un quinto rispetto a quelli tradizionali”. 

Nell'estate 2017, la quarta più asciutta degli ultimi due secoli, le ondate di calore sono state più frequenti e più intense in 571 città europee, con un triste primato per Roma e con un incremento della siccità nell’Europa meridionale. Le analisi mostrano che 0,5 °C di temperatura media in più aumentano di quasi 2,5 volte la probabilità di eventi mortali con oltre 100 vittime per gli effetti diretti delle temperature, a prescindere da siccità, alluvioni e altri danni.

venerdì 9 marzo 2018

"Materie intelligenti" a cura di Monica Guerra, Edizioni Junior


"Materie intelligenti" a cura di Monica Guerra, Edizioni Junior (qui la scheda) è un volume che dovrebbe essere letto da chiunque si occupi di educazione, inteso nel senso più ampio del termine, ovvero chi si interessa a "tirar fuori" il meglio dai bambini con cui, per diversi motivi, viene a contatto.
Un libro corale che offre spunti e riflessioni sul "ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambine", come indica il sottotitolo.

Già nell'introduzione leggiamo qualcosa che andrebbe affisso in ogni spazio educativo e tenuto bene a mente: "La scuola è fatta di materia: quella dei corpi di adulti e bambini che vi abitano o vi transitano, quella degli edifici in cui le singole istituzioni si collocano, quella degli arredi con cui vengono allestiti gli ambienti, quella dei materiali che compongono gli spazi. è una materia intelligente, a prescindere: perché, a prescindere, suggerisce, favorisce o impedisce azioni - e anche pensieri - da parte di chi la vive. E' una materia che influisce, affatto neutra anche quando è poco o per nulla pensata, a maggior ragione quando attraverso essa prendono forma le scelte intenzionali di educatori e insegnanti: allora le sue potenzialità esplodono, segnando con profondità le esperienze dei bambini."

Di fatto i materiali non strutturati cioè "materiali non orientati a un utilizzo univoco e predefinito" "divergente" suggeriscono "combinazioni aperte" e sono "fortemente inclusivi". Materiali che consentono una maggiore libertà di scelta e stimolano la creatività e la sperimentazione. Essi hanno quindi enormi potenzialità, che possono sollecitare le intelligenze dei bambini e sostenerne gli apprendimenti. Apprendimenti in cui l'adulto non è un detentore del sapere ma un osservatore che cura la regia educativa (allestimento di un ambiente accurato con percorsi che accompagnano ma non costringono e favoriscono una ricerca individuale o di gruppo) e la sostiene con complicità, coltivando lo stupore e la meraviglia per alimentare la curiosità e le domande. Apprendimenti in cui, dunque, i bambini diventano protagonisti e parte attiva.

Il volume esplora da diversi punti di vista le potenzialità dei materiali non strutturati (naturali, di recupero e di scarto), proponendoci studi, ricerche, riflessioni. Una particolarmente preziosa è relativa al valore dei materiali visti come "media relazionali, perché facilitano l'incontro, ma anche perché sono ricchi di rimandi interni a cui ciascuno può attribuire un senso: oggetti non neutri .... perché investiti affettivamente e culturalmente, non hanno un significato univoco, non solo per la multifunzionalità che li caratterizza, ma anche per il valore attribuito in modo personale da ciascuno".

Ecco alcune cose che mi porto dietro dalla lettura (ma ce ne sono ancora tante...)

Riflessioni che:
  • investono le "consegne" ovvero le domande che l'adulto deve formulare per consentire ai bambini di spaziare, di evidenziare e valorizzare le differenze piuttosto che uniformare le risposte.  
  • riguardano i rilanci che l'adulto può fare per non dare risposte preconfezionate ma sollecitare le domande dei bambini. 
  • individuano un ruolo importante nell'adulto, che si deve assumere la responsabilità di "dare valore al sorgere di idee, pensieri e dubbi dei bambini osservati durante il gioco con i materiali, creando spazi di condivisione in cui rilanciarli e farli evolvere, dando vista a conflitti socio-educativi dai genuini risvolti creativi" come diceva Piaget.
  • evidenziano il valore dello stare fuori come opportunità di apprendimento nell'imprevedibilità.
  • valorizzano l'importanza di educare al cambiamento, alla complessità, alla sostenibilità, alla transdisciplinarietà, in un mondo in cui c'è sempre più una segmentazione dei saperi.
  • valorizzano l'importanza dell'apprendimento attraverso il fare (con riferimenti ad alcuni maestri, quali Munari o Montessori).
  • evidenziano il valore degli allestimenti e degli spazi nelle proposte educative.
Approfondimenti che:
  • individuano nella bellezza e nella qualità dei materiali un valore (altopiano dei tesori); 
  • cercano di mettere in relazione l'arte bambina con quella degli artisti contemporanei che hanno impiegato i "rifiuti" nelle loro opere, attraverso "una breve incursione" nelle tappe artistiche principali ("Guardare i bambini a partire dalle azioni compiute con gli oggetti e i materiali è avere un occhio privilegiato che può osservare in profondità l'articolazione delle scelte insieme al dipanarsi dei loro pensieri").
  • "valorizzano lo scarto che "ospita in sé molti aspetti, artistici, sociologici, letterari ed evocativi, tutti strettamente intrecciati".
  • interessano foglie, boschi, alberi e orti (un universo generatore di domande ed esperienze significative)
  • sottolineano l'importanza della documentazione (tema a me caro da diversi anni).
Un volume da leggere e rileggere, da cui prendere spunti per avviare un proprio percorso personale di ricerca, riflessioni e sperimentazioni, grazie anche agli interessantissimi sguardi fotografici che introducono ogni capitolo.
Per rimanere aggiornati su riflessioni molto più ampie, vi consiglio - se non lo avete già fatto - di sostare sul sito di Bambini e Natura (qui) e sulla pagina fb dell'associazione (qui). Gli spunti si moltiplicano e le domande fioriscono. Un universo in cui perdersi piacevolmente.

lunedì 5 marzo 2018

“Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita” di Bernard Friot, Lapis edizioni

Leggere una poesia è ascoltarla con gli occhi; 
ascoltare è vederla con le orecchie 
Octavio Paz 


Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita” di Bernard Friot, Lapis edizioni è un libro che avvicina alla poesia, con una storia delicata che cattura piano piano. Il pretesto è un corso estivo di poesia che all’inizio spiazza - come ogni cosa bella - i giovani che partecipano quasi tutti “forzatamente” per motivi diversi agli incontri. Come si sa un grande maestro, quello che lascia il segno - e Friot è stato insegnante e quindi ha sperimentato sulla sua “pelle” - è quello che semina e cerca di accendere scintille. Così questo gruppo così diverso di bambini e ragazzini si ritrova ad appassionarsi pian piano seguendo le indicazioni dello scrittore Simon, un tipo all’apparenza anonima “magrolino, capelli corti, occhi grigi” che dà loro la possibilità di diventare protagonisti, proporre soluzioni alternative. Ed esprimersi attraverso gesti e soprattutto parole, parole che pian piano emergono sempre più fluide e libere con questi “esercizi” e allenamenti fino a coglierne il gusto (All’inizio avevo un po’ di paura di non riuscirci, poi sei venuto tu e mi hai detto "Lascia arrivare una parola nella tua mente”). In un ambiente adatto, qual è quello caldo della biblioteca, perché anche il luogo giusto conta, come sa chi si occupa di letture e laboratori.

In mezzo ad alcuni spunti che l’autore fornisce per iniziare i giovani lettori alla poesia (es. “se le parole evoca un’immagine nella testa, allora funzionano”) c’è una bellissima storia di amicizia e amore tra Kev e Marion, bella perché come tutte le storie reali inizia da piccole cose, piccoli sguardi, piccole complicità (“Restano zitti. Ma insieme. Cioè: sono dentro lo stesso silenzio, non ognuno per conto suo"), assonanze e stranezze. Infatti, Kev che a causa di una gamba rotta - per essere saltato dalla finestra - si trova a passare parte delle sue vacanze nel centro estivo di Montrond viene a incrociarsi con la ribelle Marion dal “viso allungato, lineamenti regolari, ciglia lunghe, una bocca un po’ carnosa, una espressione tesa, ostile. Tranne quando sorride”, alle prese con l’ansia per una nonna che sta morendo di cancro. Due anime inquiete che si troveranno a condividere piccole gioie e il dolore che spesso passa inosservato ai grandi alla ricerca della “normalità, come sempre”.

L’autore fa anche un regalo a tutti coloro che vogliano approfondire la poesia facendo riferimento a questo blog: http://diecilezionisullapoesia.blogspot.it

domenica 4 marzo 2018

"Monky" di Dieter Schubert, Lemniscaat


"Monky" di Dieter Schubert, Lemniscaat è un albo senza parole che è conquista subito un posto nel cuore di grandi e piccini. Devo ringraziare Ibby Italia (qui la pagina fbe la mostra sui silent book che ho seguito qualche anno fa (post qui) se ho scoperto questo libro (e diverse persone che me lo hanno fatto apprezzare) e ringrazio, oggi, La Libreria dei Ragazzi di Milano (qui il sito) che lo ha ripescato tra i fuori catalogo e lo mette a disposizione in questo mese (vi consiglio di affrettarvi a farci un giro).

Monky racconta la storia di una scimmia di pezza che è il pupazzo preferito di un bambino. Purtroppo durante un temporale la scimmia viene persa. Inutili sono le ricerche di mamma e bambino, sotto la pioggia. Il pupazzo nel frattempo è stato preso da un branco di topi e, successivamente, passa di mano a una famiglia di ricci (che l'accolgono tra loro anche se, nel coccolarla, le lasciano addosso i loro aculei). Seguiamo con trepidazione le vicende di questo animaletto di pezza che, fortunatamente, riuscirà a tornare nelle mani del suo proprietario.

Il formato cartonato consente di sfogliarlo anche con i più piccoli e coinvolgerli a osservare tutti i dettagli presenti nelle illustrazioni.

Una storia perfetta per fare diventare protagonisti i bambini, invitandoli a farsela raccontare. Scoprirete come ognuno darà la sua bellissima e unica versione.
Ecco quella dei miei due figli, che si sono subito appassionati alle vicende della scimmia.


Il racconto di Andrea (sette anni)
"Benvenuti a questa giornata di belle cose. Noi vi faremo ascoltare una bella storia."

C'era una volta una mamma e un bambino: il bambino si chiamava Jake e portava sempre la sua simmietta Widdy e dovevano sempre fare la scorciatoia per andare per andare al più  possibile all'asilo. Così la mamma gli faceva fare la strada prima dei cigni, poi dei topi, poi dei ricci. Così loro iniziano a partire e vedono una gazza ladra e vanno alla strada dei cigni per riposarsi un pochino (e  c'è ancora la gazza ladra che gli vuole rubare i vestiti...). E poi la mamma e Jake con la scimmietta Widdy scappano perché arriva una bufera.

Per la fretta Jake fa scappare la sua scimmietta e così torna a casa e piange. La mamma gli dice a Jake "Jake dobbiamo trovare per forza questa simmietta nella strada dei topi". Infatti, nella strada dei topi ci sono davvero dei topi che morsicchiano tutto, rompono tutto e rovinano tutto. Sono davvero cattivi. E vogliono rompere tutta questa simmietta che si chiama Widdy.

Questo riccio, un po' furbacchione, vede un topo e gli chiede "Potrei la scimmietta?". L'altro non sente, lui si arrabbia e gliela danno. Così lui se la porta a casa. Povera simmietta Widdy! Poverina, molto povera perché la rovinano adesso i ricci. Il più piccolo sta pensando "Quanto fa uno più uno?", quello medio "Quanto fa 10-8?", quello più grande "Quanto fanno i numeri binari  3+3?". E così arriva e si risolvono le domande. La scimmietta Widdy, poverina, dorme insieme a loro. Al sole del mattino i ricci la portano  - con sé - però la mamma e il papà vedono una gazza ladra: eccome se li vuole mangiare! Li vuole mangiare perché sennò non può farsi la sua colazione. Però al posto dei ricci che scappano, gli lasciano la scimmietta.


La gazza ladra la porta al suo nido dove ha rubato: due occhi finti, una dentiera, un orologio d'oro da tasca, una collana d'oro e un occhiale tutto rovinato. La gazza ladra gli stacca un occhio e la simmietta casca in mare e ci sono tantissimi piraña dentro un fiume... scusate un lago. Questi piraña la morsicano e la rovinano e la mettono con tantissime alghe, gli staccano e mangiano quasi tutto il vestito. E un pescatore, che è molto intelligente, pesca questa poverina scimmietta, la porta al suo negozio di animali dove cura tutte le cose. Alla scimmietta gli rimette l'occhio, la ricuce e alla fine la mette nell'acqua, l'asciuga. E' così bella che la mette in vetrina. Il bambino vede la scimmietta e dice al negoziante "Scusi ma quella scimmietta è mia".

Vi è piaciuta la mia storia?

Il racconto di Marco (dieci anni e mezzo)
C'era un bambino di nome Gianni che aveva una scimmia. La scimmia rappresentava il suo migliore amico. La portava dappertutto. Al parco, a vedere le oche. Purtroppo quando la portava a vedere le oche c'era qualche piccolo problema, ma in ogni caso loro due stavano sempre insieme. Un giorno però arrivò un temporale mentre stavano andando dalle oche. Le oche fuggirono e Gianni, in tutta fretta, perse la scimmia. Quando tornò a casa vide che non c'era più la scimmia e si mise a piangere. Allora la mamma, insieme a Gianni, sotto l'acqua, andò a cercare la scimmia. La cercarono invano, ma la scimmia non riuscirono a trovarla. La scimmia in quel momento si trovava in una tana di topi era in pericolo, perché i topi volevano mangiarla. Passava di lì per caso un riccio e vide che i topolini stavano facendo male alla scimmia.


Il riccio riuscì a portar fuori la scimmia e la portò dai suoi cuccioli come piumone per dormire. La scimmia era ricoperta da cima a fondo di aculei. I ricci se la portarono dietro finché a un certo punto arrivò una gazza ladra - come sappiamo le gazze ladre si interessano agli oggetti. La gazza ladra mandò via i ricci e prese la scimmia e la portò in cima al suo nido pieno di cose e di oggetti interessanti.

La gazza ladra iniziò a rovinare tutta la scimmia, le staccò l'occhio, poi la scimmia cadde dall'albero in cui stavano in un fiume/lago dove la trovò un pesce (un luccio) che infine venne pescato da un pescatore che, trovata la scimmia, la portò in un centro medico per pelouche. Qui la riparò da tutti gli infortuni che aveva avuto; poi la lavò e la pulì e l'asciugò. Poi la mise in vetrina sopra a un'altra zebra. In quel momento stava passando di lì Gianni che rivedendo la scimmia chiamò la mamma e disse al negoziante che quella scimmia era sua. Allora Gianni la riavette. E allora Gianni e Monky vissero felici e contenti.

sabato 3 marzo 2018

"La figlia del dottor Baudoin" di Marie-Aude Murail, Camelozampa


"La figlia del dottor Baudoin" di Marie-Aude Murail, edito da Camelozampa (qui la scheda), come tutti i romanzi dell'autrice francese parte in sordina per catturarti subito nella sua trama, che tesse abilmente per tenerti con il fiato sospeso finché non sei giunto all'ultima parola. Un racconto corale in cui emergono diversi protagonisti.

C'è il dottor Jean Baudoin, medico di mezza età, che sembra ormai aver perso qualsiasi interesse per i suoi pazienti, a cui propina troppi farmaci e analisi inutili, che si trova incastrato in una vita famigliare che sembra essere impantanata nella routine e nella mancanza di dialogo. Una famiglia in cui ogni figlio (Paul-Louis, Violaine e Cerise) si ritira nella propria stanza, permeata dai mezzi elettronici che sembrano essere l'unico contatto con il mondo. E dove c'è una moglie (Stéphanie) ancora innamorata che non viene vista. Ci sono però alcuni passaggi, poche essenziali parole, che fanno emergere qualcosa di interessante in questo personaggio.

C'è poi il giovane dottor Vianney Chasseloup, che divide lo studio con Baudoin, con i suoi occhi d'asino, all'apparenza incapace nello svolgere il suo lavoro ma in realtà in grado di ascoltare i pazienti (qualità ormai rara e preziosa) e di curarli davvero (sia da mali veri, sia da tutto quello che crea malessere). Un ragazzo da un passato triste e una vita all'apparenza piatta, che non si sente all'altezza del suo ruolo, ma si conquista pian piano, grazie al suo modo di essere e ai valori in cui crede, un posto nel cuore di molte persone (non a caso è l'unico medico dell'ospedale - in cui presta servizio due pomeriggi alla settimana -che "tutti chiamavano per nome e baciavano sulle guance"...  e che in qualche modo crea una sorta di gelosia latente e un "caso Chasseloup").

E infine c'è Violaine, un'adolescente inquieta che scompagina la vita di chi le sta accanto, ma si mostra molto più matura di quanto possa sembrare, che nella fragilità della sua condizione si ritrova a dialogare con se stessa in una riflessione interiore che la accompagna pagina per pagina facendola trasformare in una giovane donna, abbandonando per sempre quel "paese dei sogni" che è l'infanzia. Una ragazza in grado di prendere una decisione difficile - decisione che gli adulti accanto a lei non sembrano capaci di supportare o contrastare in quel ruolo educativo che i genitori dovrebbero avere (chissà se con loro accanto la sua decisione sarebbe stata diversa?). Una diciassettenne che riesce con questa sua ritrovata consapevolezza ad avvicinarsi alle persone che ha accanto, facendo rinascere un dialogo che sembrava smarrito.

E poi ci sono personaggi "minori" non per questo meno importanti o meno adorabili, come la piccola Cerise, otto anni e una passione sfrenata per i giochini in cui si nutrono e allevano animali e bambini, disarmante nella sue riflessioni, che sa come stare accanto alla sorella con piccoli gesti dolcissimi; o Paul-Louis, altro fratello quindicenne di Violaine che "in quella terra di nessuno che era il suo cuore di adolescente, aveva conservato un posto per Violaine, la Violaine dei tempi in cui lui si chiamava Pilou".

La scrittrice riesce sempre a trattare con ironia, leggerezza - mai con superficialità -temi assai delicati, in un intreccio ben riuscito che fa appassionare.

Se qualcuno non fosse ancora convinto, vi invito a leggere anche la bellissima recensione di Monica Tappa qui (anche lei con le parole sì che ci sa fare!).

Ps Il romanzo è finalista al "Premio Scelte di Classe, categoria 14-16 anni" e  "Premio Orbil, categoria Young Adults"

venerdì 2 marzo 2018

"Questa notte ha nevicato" di Ninamasina, Topipittori


"Questa notte ha nevicato" di Ninamasina, edito dai Topipittori (la scheda qui) è un albo davvero perfetto per questi giorni in cui finalmente la neve è arrivata un po' in tutto il Paese, creando un'atmosfera magica che può essere colta e deve essere coltivata. Un albo che riesce a dosare con sapienza immagini fotografiche e illustrazioni, che ci fanno soffermare sulla poesia di un momento così stra-ordinario, ovvero così fuori dall'ordinario come è in questi ultimi anni per i bambini delle città vedere una nevicata.


Sfogliando l'albo seguiamo la crescente eccitazione di una bambina che trova una città diversa "avvolta in una grande coperta bianca". Seguiamo il suo percorso a scuola, dove ogni oggetto o angolo quotidiano è inconsueto (la città è ovattata e i rumori appaiono attutiti) e dove ci si può scoprire esploratori alla ricerca delle creature che abitano quei luoghi grazie alle tracce che hanno lasciato su questo manto bianco.


Osserviamo insieme a lei con meraviglia le "forme che cambiano ... o si trasformano". Ci lasciamo accompagnare in questo percorso visivo che illustra dettagli che ci mostrano l'incanto di una giornata speciale. E di parole che ci portano lontano, grazie all'immaginazione che rende tutto possibile (come vedere "lupi e guardiani che sorvegliano il bianco" o scorgere caprioli che fuggono dietro una cancellata).

Ninamasina ha saputo cogliere lo stupore dei bambini, svelando la bellezza del momento con il suo sguardo speciale. Se penso al percorso verso la scuola fatto ieri con Andrea (che ho riportato qui) mi ritrovo ad assaporare grazie a questo libro il gusto di un'esperienza che ha lasciato traccia dentro di noi. E che continuerà a rivivere sfogliando insieme queste pagine, facendo emergere chissà quali altri racconti.

Sul blog dei Topipittori si può leggere qui la nascita di questo albo, curato con meticolosità e con la saggezza di chi ha saputo aspettare il momento giusto.

giovedì 1 marzo 2018

Oggi ha nevicato


Stanotte ha nevicato. La città si è risvegliata ammantata da una coltre bianca e morbida, che l'ha avvolta facendone scoprire il suo volto magico. Facendo rinascere lo stupore e la meraviglia in chi ha potuto godere, anche se per breve tempo, di questo regalo, come una passeggiata verso la scuola.
Accompagnati e guidati da occhi bambini tutto cambia.

Si può provare a toccare la neve, soffice e gelata al tempo stesso


osservare le nuvole che ricoprono i vetri delle auto,

creare arcobaleni o scritte...

scoprire creature misteriose

provare a intravvedere texture che si ripetono

mettersi a caccia delle impronte più belle


intravvedere musi che si palesano d'incanto.