venerdì 29 aprile 2016

"Leonardo da Vinci. Il Genio a Milano": al cinema dal 2 al 4 maggio, in 250 sale.


Uscirà il 2 maggio, in occasione della sua scomparsa nel 1519, il film/documentario molto atteso "Leonardo Da Vinci. Il Genio", per la regia di Luca Lucini (famoso per diversi film e spot, qui link) e Nico Malaspina (qui link). Gli appassionati di questo personaggio geniale noto in tutto il mondo, potranno assistere alla proiezione dal 2 al 4 maggio in 250 sale italiane. La distribuzione è prevista in Cinquanta Paesi, a partire dagli USA dove è già uscito (ma tra un mese sarà presente nei cinema indipendenti), America Latina, Europa dell'est (in italiano sottotitolato con lingua del Paese ospite). 

Un piccolo capolavoro italiano prodotto da Rai Com, Skira, Codice Atlantico, con la partecipazione di Maremosso, in collaborazione con Pirelli e Confagricoltura, che vede ancora protagonista Nexo Digital (qui il link al film e alle sale), che ha studiato una strategia vincente. Infatti, pur lavorando sulla distribuzione di opere di nicchia, sta riscuotendo un successo insperato. Tanto per dare qualche dato, #Amleto (ne ho parlato di recente qui) ha portato nelle sale 11mila giovani fan che hanno trascinato le mamme a vedere il protagonista Benedict Cumberbatch... Tra l'altro vi consiglio di tenere d'occhio la pagina facebook qui di Nexo Digital, non solo ci sono tanti progetti in più di cui non riesco a parlare, ma anche perché viene aggiornata con le repliche (per esempio anche quella relativa a "Hitchcock Truffaut" di cui ho parlato qui).

Il regista Luca Lucini nei cortili di Santa Maria delle Grazie.
© Giovanni Hanninen per Codice Atlantico
Al cinema con i protagonisti
Questa edizione è stata speciale ed emozionante, perché per l'anteprima al cinema Arcobaleno di viale Tunisia 11 a Milano c'erano in sala sia i due registi Luca Lucini e Nico Malaspina, presentati e introdotti da Luana Solla, ufficio stampa di Nexo Digital, che ha ricordato che l'evento si inserisce all'interno della rassegna "La grande arte al cinema" (da novembre a giugno, una kermesse che ha portato finora al spaziare dal Teatro alla Scala a Goya, da Renoir a Monet, quest'ultimo arriverà nelle sale il 24 e 25 maggio) e rappresenta uno degli eventi più importanti della stagione. Luca Lucini si è occupato principalmente della parte di fiction, mentre Nico Malaspina della parte documentaria. In sala erano presenti anche alcuni attori, altri sono arrivati a fine presentazione: tutti fanno da contorno al personaggio di Leonardo (Raffaello, Bramante, Vincenzo Bandello...).
Oggi c'è stata anche per la prima volta una diretta via facebook le persone potevano ascoltare e interagire con il cast del film.

Vincenzo Amato nel ruolo di Ludovico il Moro, sulla Ponticella del Castello Sforzesco.
© Giovanni Hanninen per Codice Atlantico
Luana Solla ha ricordato che "Leonardo presentandosi a Ludovico il Moro si definisce un architetto, un urbanista, un ideatore di armi, un musico e organizzatore di feste... all'occorrenza era anche pittore; e ha concluso dicendo che è stato così poliedrico da essere il primo artista a portare l'arte al cinema (lui non poteva saperlo!): chi ha seguito questi contenuti d'arte realizzati sa che tutto è partito con Leonardo Live, dalla grandiosa mostra che ci fu alla National Gallery di Londra e che raccontava Leonardo Da Vinci pittore a Milano. Ma siamo fieri di una produzione tutta italiana su Leonardo."

Nel film, che prende le mosse dalla mostra realizzata da Skira in occasione di Expo a Palazzo Reale, è stato protagonista anche il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, che possiede un'ampia collezione di opere di Leonardo e attualmente ha prestato 39 modelli storici - macchine volanti per uso subacqueo e armi - per "Leonardo Da Vinci: the Mechanism of Genius", la mostra al Science Museum di Londra (fino al 4 settembre). Un'esposizione che presenta le macchine che l'artista ha disegnato, reinterpretandole su larga scalda e in forma tridimensionale (sono presenti 13 postazioni interattive e 10 installazioni multimediali), per far comprendere al grande pubblico la sua opera scientifico/tecnologica.

Luca Lucini ha detto che è stata un'esperienza straordinaria, e ci ha tenuto a ringraziare gli attori che hanno fatto i salti mortali per incastrare i loro impegni con le disponibilità delle "location" straordinarie dove è stato girato il film, e che con la loro professionalità hanno fatto rivivere personaggi che sono stati attorno a Leonardo (e in maniera un po' ironica, nel film mostrano aspetti inconsueti e forse meno noti di questo strabiliante artista).
 
Da sinistra il regista Nico Malaspina, lo sceneggiatore Jacopo Ghilardotti, il regista Luca Lucini e l'attore Giampiero Judica, che interpreta il ruolo di Francesco Melzi, uno dei pittori pupilli di Leonardo.

Nico Malaspina ha risposto alla domanda proveniente dagli appassionati di facebook su quali emozioni hanno provato e come si siano posti di fronte a un artista del calibro di Leonardo. L'aspetto che lo ha emozionato era l'idea di confrontarsi con un talento simile, ma aveva anche il desiderio di dare un taglio visivo moderno rispetto agli altri documentari e ha tenuto a sottolineare quanto fosse importante anche la parte relativa alla musica, a cui è molto legato, cercando di creare un connubio tra la musica sperimentale e quella più tradizionale (in effetti nel film le musiche originali di Ferdinando Arnò calzano a pennello), creando, ha aggiunto Lucini, un'atmosfera originalissima, che si mescola ai sapori più contemporanea. La sfida, ha spiegato Malaspina, è stata trovare una chiave diversa dal solito per un documentario.

La spiegazione degli esperti (Pietro Marani, già citato, Maria Teresa Fiorio, storica dell'arte, Vittorio Sgarbi, storico e critico dell'arte, Claudio Giorgione, curatore della sezione su Leonardo da Vinci al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, Richard Schofield, professore di storia dell'architettura moderna, IUAV di Venezia, Daniela Pizzigalli, autrice del libro "La Dama con l'ermellino. Vita e passioni di  Cecilia Gallerani nella Milano di Ludovico il Moro" (Rizzoli); Jacopo Ghilardotti, autore del libro "La casa degli Atellani e la vigna di Leonardo" (Rai)) si raccorda con stralci di fiction in cui i personaggi, sempre con un pizzico di ironia, raccontano allo spettatore un dettaglio della propria vita, in connessione con quella di Leonardo, facendo scoprire alcuni aspetti sconosciuti.

Jacopo Ghilardotti che si è occupato del soggetto e della sceneggiatura (insieme a Gabriele Scotti) e (ha anche una parte nel film! ha spiegato che sul Leonardo circolano molte sciocchezze e quindi, con l'aiuto del curatore scientifico
Pietro C. Marani, curatore del film e della Mostra dinanzi alla Belle Ferronnière. © Codice Atlantico
Pietro Marani (professore di storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano nonché co-curatore della mostra "Leonardo da Vinci. 1452-1519"), si è occupato di riportare i fatti ben documentati e accertati. Del resto Marani è uno dei più grandi conoscitori dell'opera di Da Vinci.

Nicola Nocella nel ruolo del priore Vincenzo Bandello, sul set a Santa Maria delle Grazie.
© Giovanni Hanninen per Codice Atlantico
Da parte sua l'unico attore presente in sala al momento, Nicola Nocella, che ha il ruolo di Vincenzo Bandello (priore del refettorio di Santa Maria delle Grazie, dove Leonardo dipinse il ben noto Cenacolo tra il 1495 e il 1497 e con cui Leonardo non aveva un bel rapporto) ha raccontato in modo ironico come nonostante la chiesa blindata, gli strati di lana, ciniglia, montone addosso, il cappuccio con cui lo ha abilmente vestito il costumista Massimo Cantini Parrini, il caldo e le luci, il suo monologo mentre attraversa la navata centrale della chiesa sia stata un'esperienza che gli rimarrà per sempre nel cuore. Percorrere quella navata, immaginare di parlare con Quel personaggio, è stata un'emozione enorme: in questo mestiere si vive di emozionni e quindi lui si è fatto "incastrare" piacevolmente dai due registi.

Vincenzo Amato nel ruolo di Ludovico il Moro, sulla Ponticella del Castello Sforzesco.
© Giovanni Hanninen per Codice Atlantico

Il Genio a Milano alla corte di Ludovico il Moro
In questo film documentario, con magistrale poesia e veridicità, si ripercorrono i lunghi anni trascorsi da Leonardo da Vinci a Milano, quando, allontanato dalla corte di Lorenzo il Magnifico (a Firenze Leonardo si era formato nella bottega del Verrocchio, la stessa dove apprese l'arte anche Botticelli), (nel 1492) a trent'anni partì per Milano e si propose con una lunga lettera (per mostrare tutte le sue doti, in tempo di guerra e di pace, "all'occcorenza poteva anche dipingere") a Ludovico il Moro, che era rinomatamente un abile festaiolo e con sogni di grandezza, potente tra i potenti d'Europa.

Studio di Leonardo in Mostra. © Codice Atlantico
Nel periodo (18 anni) in cui Leonardo rimase alla corte di Ludovico il Moro, che desiderava che Milano diventasse la città più bella, oscurando la fama della Ferenze del Magnifico, "promise molto ma realizzò poco", o meglio iniziò tantissime opere lasciate incompiute, come la statua in bronzo del padre che mai venne alla luce, misurò la cinta della città e progettò un canale di acque a doppio uso su due livelli (uno per i gentiluomini e l'altro per il trasporto delle merci).

Ludovico lo presenta al tempo stesso come una sua "gemma" e anche un tipo stravagante, che non mangiava mai carne, non stava mai con una donna.

Cristiana Capotondi, nel ruolo della dama con l’ermellino, in scena nella Casa degli Atellani.
© Rita Antonionoli per Codice Atlantico
Lui, che di donne ne amava fin troppe, chiese proprio a Leonardo di dipingere due delle sue amanti, facendogli realizzare due ritratti divenuti celebri, la famosa Dama con l'ermellino, che rappresentava Cecilia Gallerani (amante del duca prima che si sposasse - rimase incinta di un suo figlio quando lui si sposò con Beatrice d'Este - e con cui la relazione si protrasse a lungo...)


Direttamente dal Louvre, la Belle Ferronnière in Mostra. © Sabina Colombo per Skira
e La Belle Ferronnière. Ed è qui che interviene Pietro Marani a raccontarci come Leonardo abbia stravolto il modo di dipingere il ritratto dell'epoca: i suoi personaggi hanno uno sguardo che incrocia il volto dello spettatore, costretto quasi a girarci in tondo, come a voler trasformare un quadro  da bidimensionale a tridimensionale (del resto Vasari diceva di Leonardo che dava "moto e fiato alle figure"). In particolare scopriamo anche che l'acconciatura della Belle Ferronnière, inizialmente chiamata così per un errore di trascrizione, divenne di moda.

Tanti sono i dettagli che emergono dal racconto e che si intrecciano facendo emergere una figura anticonvenzionale, attenta ai dettagli e alla natura, che da mancino scriveva da destra verso sinistra per praticità (i suoi scritti sono speculari)... medico, architetto, Leonardo studia le opere del Brunelleschi per capire come sistemare la "famosa fabbrica del Duomo".

Sgarbi lo definisce un "Dilettante, che segue la propria fantasia e le idee. I suoi dipinti sono mal conservati - si parlerà a lungo del Cenacolo, le cui crepe emersero quasi subito a causa dell'umidità della chiesa - ma non era di fatto un pittore, perché il suo sogno era più grande delle sue opere, il suo diletto era nel funzionamento del pensiero."
Gabriella Pession nel ruolo di Isabella d’Este, marchesa di Mantova presso la Bicocca degli Arcimboldi.
© Giovanni Hanninen per Codice Atlantico
In effetti molti dipinti vengono lasciati a metà, come racconta Isabella d'Este (sorella di Beatrice, sposa di Ludovico il Moro) che, invidiosa dei ritratti delle amiche chiama a Mantova Leonardo, ma il suo ritratto rimarrà solo un ritratto preparatorio a matita.

Paolo Briguglia, nel ruolo del Salaì, dà gli ultimi ritocchi alla sua Gioconda.
© Rita Antonionoli per Codice Atlantico
Il misterioso Salaì
Altri personaggi circondano il Maestro, alcuni sono rappresentati nella statua presente a Milano in piazza della Scala dove sotto Leonardo da Vinci si trovano i suoi puppilli tra i quali spicca Gian Giacomo Caprotti, detto il Salaì o Saladino, la figura più misteriosa che circonda Leonardo (da lui definito "ladro, ostinato, bugiardo, ghiotto"... eppure gli starà accanto tutta la vita, facendo all'occorrenza anche da modello). Venuto a bottega a 10 anni non lo lascerà mai, riceverà in testamento da Leonardo metà della sua vigna (sì, quasi nessuno lo sa, ma a Milano ci sono le vigne di Leonardo, dietro la chiesa di Santa Maria delle Grazie: nel giardino della casa degli Atelani, prossima meta, per milanesi e non, insomma per tutti i curiosi, qui il link). Ma di questa figura si scopriranno tante tante altre curiosità...

Una parte interessante è dedicata al Cenacolo, attraverso il rapporto complicato di Leonardo con il priore, per quanto riguarda la delicatezza dell'opera e gli interventi nel tempo e poi le figure: analizzate una a una, in raffronto ad altri quadri dell'epoca, per capire la potenza di quest'opera molto nota e poco conosciuta in profondità.

E poi l'esilio, da una città all'altra fino al ritiro in Francia, dove Leonardo porterà solo i suoi tre quadri prediletti, e dove morirà ad Amboise nel 1519, lasciando un testamento che suscita perplessità.

La cosa interessante del film è che Leonardo appare solo come voce narrante fuori campo e nei ritratti (per esempio è Aristotele nel famoso dipinto di Raffaello, dove aveva all'incirca sessant'anni) o nelle statue. I registi lo hanno scelto volutamente, per trovare una voce diversa, un tono diverso da dare al film.

Un film pieno, denso eppure leggero (dura 90 minuti). Vedendolo, ho pensato subito che Marco, il mio piccolo inventore di 8 anni e mezzo, sarebbe catturato subito da questo film/documentario perché Leonardo è raccontato attraverso tutta la sua umanità, con pregi e difetti, e la sua grandiosità e il suo mistero... le sue invenzioni e..."Il suo compiacimento di esistere", come ha detto Sgarbi.


Se non vi ho incuriosito a sufficienza, ecco qui il trailer. E, per chi proprio non ce la facesse, o fosse tropppo pigro, tenete a mente che è prevista un'uscita su Rai 3 nel 2017!

Informazioni e sale su www.nexodigital.it e www.leonardothemovie.com

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