lunedì 6 novembre 2017

"Quellilà" di Daniele Movarelli e Michele Rocchetti, Giralangolo EDT


Chi saranno mai "Quellilà" dell'albo di Daniele Movarelli e Michele Rocchetti, edito da Giralangolo EDT (qui)? In copertina, su sfondo nero, due occhi colorati scrutano. E tornano nella prima doppia pagina, al buio, fuori dalla finestra, insieme a uno spicchio di luna stranamente verde. All'interno solo il cane se ne accorge, mentre la famiglia radunata a tavola sembra non curarsene. Infatti il testo ci dice che "Quellilà erano i nostri vicini da sempre. Nessuno di Noi però li aveva mai visti. Perché loro vivevano di là. E noi di quà". Non ci è dato di sapere quale sia il muro che li separa, ma la paura è tale da superare la curiosità di conoscerli.


Una paura alimentata da maldicenze che provengono dai racconti del vecchio Marricordo, un nome che è tutto un programma, dato che quell'anziano signore non sembra essere molto in sé (se gli fai una domanda sembra perdersi nei suoi ricordi ingarbugliati): è però considerato il saggio del paese e dunque Quellilà oltre ad "avere un aspetto orribile ed essere cattivi" sono anche "pelossissimi, hanno orecchie a punta e pattini a rotelle al posto dei piedi". Il racconto si snoda tra l'incredulità e il divertimento - dei bambini a cui si legge (dato dalle risposte strampalate di Marricordo) - non foss'altro che il vecchio a un certo punto si "inventa" che abbiano voglia di attaccare e lanciare attraverso una catapulta procioni inferociti. E non è che l'inizio...


Ecco, con questo albo dai colori accesi e con le figure squadrate, si può inizialmente sorridere e poi riflettere: riflettere su quanto possano influire i pregiudizi, ovvero quanto quello che si costruisce nella nostra testa possa portarci ad andare fuori strada... a compiere cose assurde credendo di essere nel giusto piuttosto che provare ad approfondire, e a capire. Perché a ben pensare come può esistere qualcuno con i pattini a rotelle al posto dei piedi disposto a lanciare procioni o trichechi gonfiati a elio? Eppure ci rendiamo conto di come nella quotidianità basta poco per travisare, basta la "paura" per "gonfiare" situazioni fino a scatenare il panico. Il vecchio Marricordo mi fa pensare ai tanti "santoni" che oggi si trovano su internet che forniscono ricette strampalate a cui tanti si aggrappano ... un albo dunque che ha molte sfaccettature e può essere sicuramente letto a più livelli a seconda dell'età.

venerdì 3 novembre 2017

"I miei bambini hanno i superpoteri" di Carlotta Jesi, Sperling & Kupfer

"Questo libro è nato sbirciando i miei figli dallo specchietto retrovisore, 
un pomeriggio come tanti, bloccati nel traffico di Milano 
mentre giochiamo ai "dislessici famosi". 
Meglio se premi Nobel, che rafforza l'autostima"



Sono 350mila i bambini che soffrono di disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia): "I miei bambini hanno i superpoteri" (qui) di Carlotta Jesi, edito da Sperling & Kupfer è dedicato in qualche modo a loro, ai loro genitori, perché forse non sentirsi soli è il primo modo per affrontare un problema così delicato che stravolge gli equilibri di un'intera famiglia. Con un linguaggio semplice ma appassionato, pieno di emozioni e "chiaroscuri", Carlotta Jesi riesce a raccontarci come siano riusciti a "imparare e a riconoscere e a usare i superpoteri che la dislessia si porta appresso: immaginazione, intuito e creatività". Sì, perché i bambini che hanno queste difficoltà a scuola nascondono un vero e proprio potenziale che deve essere solo scoperto e valorizzato. Non c'è nulla quindi di "sbagliato", solo un modo diverso di vedere il mondo. Una grande sensibilità che se non compresa fa rimanere nel bozzolo, rinchiudere in se stessi pensando di essere inadeguati. Il che non è affatto vero.

Questa consapevolezza è un prezioso traguardo, frutto di un percorso molto lungo, pieno di ostacoli quotidiani, ansie, mortificazioni, senso di inadeguatezza che si sono risolti pian piano grazie a una grande determinazione e a un cambio di prospettive.

Perché mi è piaciuto questo libro? Perché è molto intenso e appassionato, privo di sentimentalismi, con grande lucidità ci mette subito di fronte alle difficoltà e con grande empatia ci fa vivere le angosce e le riflessioni che hanno portato a vedere la luce in fondo al tunnel. Carlotta Jesi non ci nasconde la forte frustrazione che l'ha accompagnata nel momento in cui, insieme al marito, si è resa conto di avere due figli in difficoltà: perché in gioco non è solo quello che provano i bambini ma anche il senso di "non sentirsi all'altezza" come madre, la disillusione di non sapere come aiutare. Lo sforzo di fare un passo indietro per non giudicare secondo le proprie aspettative e subire i giudizi altrui, per lasciare spazio all'ascolto. Non ci nasconde la complessità delle scelte: cercare la strada "facile" prospettata a scuola (che si rivela impreparata ad accogliere chi ha tempi e modi diversi dalla maggior parte degli alunni) o seguire l'istinto e il cammino "più tortuoso" dell'apprendimento personale indicato da una specialista, disseminato da iniezioni di fiducia e piccole assunzioni di responsabilità.

Una madre che ci parla di figli che hanno bisogno di essere guardati con stupore e meraviglia, per quello che sono. Figli che ci insegnano ogni giorno qualcosa, attraverso le risorse che tirano fuori per "cavarsela da soli". Figli che hanno bisogno di crearsi anticorpi, riempirsi di orgoglio e diventare autonomi in modo creativo, per non sentirsi come "un pezzo di corda buttato per terra".
Non nascondo di essermi commossa a leggerlo. Perché anche se i miei figli non soffrono (almeno per ora) di disturbi specifici dell'apprendimento, penso che sia importante riflettere su quanto conti lo sguardo e la fiducia che riponiamo nei nostri piccoli, qualsiasi sia la sfida quotidiana da affrontare. E so quanto sia difficile passare dalla teoria alla pratica. Quindi, anche per questo, ringrazio Carlotta per aver scritto questo libro.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro, ideato da Paola Miseti, HomeMadeMamma (qui).

"Pizza! Una ricetta interattiva per cucinare senza ingredienti" di Lotta Nieminen, Phaidon


Se avete voglia di giocare e divertirvi con i vostri figli "Pizza! Una ricetta interattiva per cucinare senza ingredienti" di Lotta Nieminen, edito da Phaidon è il libro che fa per voi. Un libro interattivo, che consente di passare dalla lettura al gioco di ruolo. L'unico rischio che correte è che il gioco può andare avanti all'infinito... e sappiamo che nella fase del "far finta che" i bambini sono maestri e non si stancano mai facilmente. Quindi, siete avvertiti.

Perché è così piacevole? Perché intanto si gioca a fare la pizza - alzi la mano chi non adora questo piatto - senza correre il rischio di sporcarsi le mani. O meglio, se proprio volete mettere le mani in pasta (e questa lettura può, anzi, farvi venire voglia di sperimentare con i vostri bambini, il che non guasta) avete a disposizione un vero ricettario che vi accompagna a creare la vostra pizza.



Ma andiamo con ordine. Cosa succede? Leggendo il libro si scopre passo passo tutto quello che occorre. Se avete dei bambini piccoli sarà un piacere vederli muovere le alette che magicamente fanno cadere nella terrina la farina o spargono il sale. E che gioia poter muovere il cucchiaio finché si ha voglia per creare un impasto denso. E che dire della strana sensazione di far finta di modellare l'impasto che prende le pieghe delle dita?


Non parrà vero, ai piccoli, poter finalmente regolare con una rotella la temperatura del forno (ma attenzione a non arrivare fino a 280° altrimenti la pizza (finta) verrà bruciata (!). Naturalmente potrete far aprire il forno ma per continuare il gioco dovrete attrezzarvi con delle "pattine" così nessuno si scotterà. Altrimenti si può anche giocare a farsi male e curarsi (se vogliamo continuare con il gioco di ruolo... ma quello sta a voi e ai vostri bambini). E dopo aver spalmato per bene il pomodoro e arricchito con tanti ingredienti diversi la pizza, arriva anche il momento di mangiarla e ...magia, si può staccare anche una fetta!
Il libro cartonato e ben solido resisterà alle numerose prove di cucinare insieme.
Un vero spasso.

giovedì 2 novembre 2017

"Cosa saremo poi" di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, Lapis edizioni


"Cosa saremo poi" di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, edito da Lapis ha un incipit incalzante: una ragazzina di quattordici anni, Lavinia, ha tentato il suicidio dopo essere stata ampiamente presa in giro da un gruppo di compagni sui social. Ha lasciando traccia del suo gesto sulla bacheca di facebook scrivendo "E adesso sarete contenti...": lo scopriamo attraverso il "parlottio" concitato dei ragazzini che si premurano di cancellare al più presto le tracce delle loro conversazioni su whatsapp per non avere "grane". In mezzo a questi scambi dal tono spavaldo e quasi eccitato emergono, per fortuna, anche due sguardi che si intercettano, di interlocutori che sono decisamente imbarazzati e dispiaciuti.

Già da subito, in questo romanzo "corale", scopriamo voci, atteggiamenti e comportamenti di persone che, di fronte a questa violenza perpetrata contro una ragazzina (un caso di cyberbullismo), fanno scelte diverse. 

Diciamolo subito: gli adulti in questo libro non fanno una grande figura e appaiono totalmente incapaci di affrontare questo avvenimento come un momento di riflessione a livello sia collettivo sia personale/familiare. Imbarazzati e quasi del tutto impreparati, come nel caso dei professori o del preside, che si sentono in dovere di "predicare", di fare "quello che si deve" (es. un incontro con la polizia postale), senza però andare oltre la superficie; distratti e inconsapevoli dei rischi delle nuove tecnologie, come alcuni genitori che non cercano di ascoltare o comprendere i propri figli - sicuramente in una età difficile e impenetrabile - vivendo nella certezza che sia sempre colpa degli altri ragazzi. Oppure, capaci di dare solo punizioni temporanee - come accade ai genitori di Federico, detto Falco, il bullo di turno - che lasciano il tempo che trovano, perché di fatto non indagano le cause, non hanno il tempo (o la voglia?) di chiedere come si senta il proprio figlio e, soprattutto, di mettersi in discussione.

Nel caso dei ragazzi, i due autori ci prospettano un ventaglio di possibilità, scavando dentro le singole storie di ognuno.
La protagonista si racconta attraverso dialoghi interiori (poco importa se siano riflessioni ad alta voce o pensieri appuntati su un diario) e ci consente di scoprire pian piano cosa l'ha indotta a compiere quel gesto: una ragazza che, come tante della sua età, è un po' più rotonda del previsto e che ingenuamente attribuisce alcuni gesti del belloccio della scuola (Falco) come apprezzamenti senza rendersi conto che questi ha trovato un modo per denigrarla pubblicamente. Ne emerge tutta la fragilità delle nuove generazioni, per cui la comunicazione sui social è più reale dei gesti e delle parole dette dal vivo, di quanto l'immagine sociale diventi pregnante e si faccia di tutto per stare "sulla cresta dell'onda", senza capire fino in fondo quali conseguenze si possono pagare. Finché non cadi nella trappola. Una trappola che amplifica i gesti fino a farli diventare insopportabili. Lavinia ha affrontato tutto questo: si è bruciata, è "caduta" ma, per fortuna, riesce anche a scoprire con fatica un modo per ritrovarsi, grazie a rapporti finalmente reali e concreti (es. una guida esterna: perché i ragazzi hanno bisogno di riferimenti adulti) e all'esperienza rigenerante del teatro.

Accanto a lei ci sono tanti altri ragazzi: c'è chi, come Jeijei e Vera, inizia a sentirsi in colpa perché di fatto si rende conto che anche il silenzio ha un preciso significato, perché "anche non fare è fare". A una sempre maggiore consapevolezza di quello che è accaduto seguono piccole azioni che faranno prendere le distanze dalla "massa" e cercare un riavvicinamento con Lavinia.
E se Lavinia riacquista sempre più "forza" (interiore) - questo è il messaggio positivo del libro che ci lascia la speranza che rialzarsi sia possibile, anche se con dolore - il bullo Federico, detto Falco, emerge in tutta la sua fragilità - che nasconde dietro alla sfrontatezza - una fragilità che lo farà diventare a sua volta vittima perché non trova nella famiglia un'ancora di salvezza. E perché si ritrova solo, avendo, di fatto, costruito "un castello di carta", abbandonato da tutti i cosiddetti "amici", che pian piano prendono le distanze per non compromettersi a loro volta.

Un romanzo non solo per ragazzi ma anche per chiunque voglia riflettere su temi così delicati. Un libro che è stato inserito nei White Ravens 2017, una selezione della migliore produzione internazionale secondo la Internationale Jugendbibliothek di Monaco di Baviera.

mercoledì 27 settembre 2017

"Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza


Il gioco è da sempre la modalità che hanno tutti i cuccioli - di animali e di uomo - di imparare. Infatti, quando giochiamo il cervello è maggiormente predisposto all'apprendimento. Quindi, ben vengano i due libri pubblicati da Editoriale Scienza "Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" ideati da Carlo Carzan noto come "Il Ludomastro" e Sonia Scalco , un lavoro a quattro mani che li vede impegnati da sempre su questi temi ; i due autori non a caso propongono l'approccio "ludens" per imparare e "coltivare il desiderio di sapere". Un metodo per allenare la mente in modo piacevole, utilissimo da mettere in pratica specie ora che è ricominciata la scuola.

Questi due volumi sono al tempo stesso intriganti e ricchi di spunti, anche per i più grandi (vi invito a mettervi alla prova perché nulla è scontato), perché dosano con sapienza conoscenze, aneddoti e divertimento, allo scopo di modificare il proprio atteggiamento di fronte alle cose che ci circondano. In poche parole: finalizzare gli sforzi ottimizzando il risultato. Niente male vero?



Come ci riescono? I due autori cercando di "sviscerare" i segreti del cervello di due persone non comuni, mettendo a fuoco alcune loro caratteristiche (es. la curiosità, la capacità di osservare nel caso di Sherlock Holmes; la creatività, l'uso di quelle che oggi vengono definite "intelligenze multiple" nel caso di Leonardo da Vinci) per poi proporre alcuni giochi o attività da svolgere per allenare le diverse capacità. L'idea non è di diventare come loro, ma di prendere spunto per migliorarsi.

Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Sherlock Holmes"
In un mondo che corre a mille e in cui a volte si rischia di rimanere in superficie, l'allenamento della capacità di osservazione, per comprendere e conoscere a fondo un fenomeno, riuscendo al tempo stesso ad avere una visione d'insieme è davvero prezioso. Altrettanto importante è focalizzare la propria attenzione per allenare la propria capacità di concentrazione, che può essere distratta dalle emozioni positive (es. bei ricordi) o negative (es. ansia). Il libro su Sherlock parla anche di un tema che a me sta particolarmente a cuore: la motivazione e come coltivarla; ben sappiamo quanto le gratificazioni estrinseche (es. approvazioni sociali, voti) possano essere importanti per un bambino alle prese con la scuola primaria (e non solo). Una lezione importante è quella legata al fatto che nulla è impossibile ma che non serva solo il talento naturale ma conti anche l'esercitazione.
Non mancano neanche i consigli in relazione alla memoria. Insomma, come si va in palestra per stare in forma a livello fisico, perché non si fa altrettanto per un bene così prezioso quale sono la nostra mente e il nostro cervello?
Infine, imparare da un detective così geniale è anche un modo per iniziare a conoscere come funziona il metodo scientifico (non a caso il suo inventore Sir Arthur Conan Doyle era un medico e si è ispirato per il suo personaggio a un suo professore dell'università).



Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Leonardo da Vinci"
Questo libro ci porta alla scoperta di una persona così geniale, qual è stato da Leonardo da Vinci, che affascina da sempre generazioni su generazioni, attraverso un approccio piacevole, che racconta sia la sua storia sia le sue invenzioni, con una serie di aneddoti.

La prima cosa che ho amato di questo volume è che sottolinea quanto la natura sia stata la prima "maestra" di Leonardo, fonte inesauribile di curiosità: sposo molto la filosofia di chi ormai pensa che la natura e lo stare "fuori" possano "accendere le domande". La curiosità è intesa come un atteggiamento di ricerca, di porsi sempre domande di fronte al mondo che ci circonda, dove il termine "curiosus" viene impiegato secondo il significato latino di "colui che si prende cura": quindi l'invito è a coltivare il proprio desiderio di sapere, cercando di trovare sempre risposte originali. 

Le domande e la curiosità, purtroppo, molte volte vengono mortificate da noi adulti, che su questo aspetto dovremmo aprire una grande riflessione. Anche perché la curiosità attiva aree del cervello che regolano il piacere e il rilascio di dopamina donando una sensazione di benessere che stimola la motivazione a continuare. Quindi, perché non alimentare la sete di sapere?

Le domande "accendono una lampadina", ma perché tutto non rimanga fine a se stesso, a questo deve fare seguito un'attenta indagine delle fonti (anche qui vengono forniti tanti suggerimenti utili su come poter fare una ricerca come si deve e come organizzare il metodo di lavoro secondo la modalità del "problem solving"), una rielaborazione di quanto scoperto (formulazione di idee) e una prova/sperimentazione.

Un altro motivo per cui ho amato questo libro è che Leonardo viene portato a esempio positivo di come la dislessia possa essere uno "sprone" a conoscere le proprie potenzialità: come altre persone geniali (es. Picasso, Einstein) grazie a questo suo approccio fuori dal comune e fuori dagli schemi Leonardo è diventato la persona eclettica che conosciamo (chissà come verrebbe "etichettato" oggi visto che faticava a stare attento ed era spesso distratto?). In effetti, quello che viene evidenziato nel libro è come sia importante che i due emisferi cerebrali (quello sinistro, legato più alla logica, al linguaggio e alla matematica, e quello destro legato all'istinto, alle emozioni, alle arti, alla memoria visiva) debbano essere integrati in modo da "potenziare tutte le abilità, da quelle creative a quelle logico-matematiche".

Ma non finisce qui: i bambini vengono invogliati a organizzarsi e a elaborare le loro idee e i concetti non solo attraverso le parole ma anche attraverso gli schemi: se Leonardo è noto per i suoi Codex ricchi di annotazioni e disegni, ai giovani lettori viene proposta la modalità di "Schechcodex", che aiuta a mettere ordine tra i pensieri impiegando la logica. E per questo non occorre essere abili illustratori!

Naturalmente la parte del leone la fanno oltre alla già citata curiosità anche la creatività e l'impiego dei cinque sensi. In particolare la creatività viene indicata come un "sapiente uso di ingredienti diversi per dare vita a nuove idee". Idee che a volte non andavano a buon fine, perché come tutti i visionari Leonardo era un precursore dei tempi.

Infine, non mancano suggerimenti per cercare la perfezione in quello che si fa, lavorando su attenzione e impegno, lungi dall'essere preda dell'ansia di prestazione, anzi accettando lo sbaglio e l'errore come possibilità di un continuo miglioramento.

Allora, siete pronti a raccogliere le sfide di questi due libri?

giovedì 21 settembre 2017

Hokusai dal British Museum: al cinema dal 25 al 27 settembre

"Già all'età di sei anni ho cominciato a disegnare ogni sorta di cose.
A cinquant'anni avevo già disegnato parecchio,
ma niente di tutto quello che ho fatto
prima dei miei settant'anni merita veramente che se ne parli. 
È stato all'età di settantré anni che ho cominciato 
a capire la vera forma degli animali, degli insetti, dei pesci. 
È evidente perciò che a ottantasei
avrò fatto via via sempre progressi e che, a novant'anni,
sarò penetrato più a fondo nell'essenza dell'arte. 
A cento avrò definitivamente raggiunto un livello meraviglioso
e, a centodieci, ogni punto e ogni linea dei miei disegni 
avrà una sua propria vita."


Approda al cinema solo il 25, 26 e 27 settembre il film documentario che porta alla scoperta di Katsushika Hokusai (1760-1849), l'artista giapponese che ha rivoluzionato la storia dell'arte moderna. Verremo "trasportati" a visitare la mostra Hokusai: beyond the Great Wave (chiusa il 13 agosto scorso) al British Museum di Londra, che ha dedicato una grande "personale" all'artista, con 100 opere, comprese anche quelle meno note.
Gli spettatori potranno scoprire le tappe della carriera di questo artista, celebre in tutto il mondo per La Grande Onda, che ha ispirato con le sue opere artisti altrettanto famosi come Vincent Van Gogh (che scrisse "le onde sono come artigli che si aggrappano alla nave e riesco quasi a sentirli") o Claude Monet ("fidèle émule d’Hokusai").

Weeping cherry and bullfinch. Colour woodblock print, c. 1834
Kodaha Koheiji, Colour woodblock print, c. 1833. 
Nato e vissuto nella città di Edo (l’odierna Tokyo), si appassionò alla pittura sin dalla tenera età di sei anni: un amore che continuò a coltivare sino alla fine dei suoi giorni. Cresciuto a bottega da un incisore, si cimentò all'inizio nello stile Ukiyo-e (l'arte del "mondo galleggiante"), ritraendo cortigiani, poeti e attori. Cambiò spesso nome (una trentina) e quello per cui è noto è una forma abbreviata di Hokushinsai, "studio della Stella polare" scelto in onore della divinità buddhista Myōken - a cui era molto devoto - e come simbolo di buon auspicio per una brillante carriera. Una carriera costellata da tante tappe diverse: forse non tutti sanno che illustrò anche molti libri e romanzi e fu il creatore dei manga.


Hokusai trascorse la vita studiando - la sua arte è innovativa rispetto a quella tradizionale giapponese e contaminata dalla prospettiva occidentale - continuando ad esplorare l'umanità, la natura e il mondo degli spiriti. Ma è a partire dai settant'anni che si concentrò sempre più sui paesaggi e, in particolare, sullo studio del Monte Fuji, il vulcano giapponese cui dedicò le illustrazioni raccolte nel libro  “Le 100 vedute del monte Fuji” e una serie di xilografie le "Trentasei vedute del monte Fuji" tra cui è compresa anche la "famosa Onda" (di cui all'epoca vennero prodotte ottomila stampe

Clear day with a southern breeze (‘Red Fuji’) from Thirty-Six Views of Mt Fuji. 
Colour woodblock, 1831. British Museum 

e anche il Monte Fujii rosso una delle opere più note in Giappone (a cui è dedicato un approfondimento con le ultime scoperte a cura di Roger Keyes, che da quasi 50 anni si dedica allo studio delle stampe di Hokusai, e Tim Clark, curatore della mostra). Hokusai, "il vecchio folle per il disegno", come si firmava negli ultimi anni di vita, non smise mai di cercare di migliorarsi, "usando il pennello come una bacchetta magica".

David Hockney, screenshoot dal documentario.
Nel documentario non mancano aneddoti sulla vita privata (es. l'artista conservava tutto il materiale ma lo perse durante un incendio della sua casa da cui riuscì a scappare indenne con in bocca il suo pennello insieme alla figlia Oi che passò con lui gli ultimi venti anni) e approfondimenti sulla tecnica di incisione e interventi degli artisti inglesi David Hockney, Grayson Perry, Kate Malone e Maggi Hambling.

Qui il trailer: qui un altro focus sulla mostra e qui un altro approfondimento.

La nuova stagione di arte al cinema 2017

25, 26, 27 settembre Hokusai dal British Museum
16, 17, 18 ottobre Loving Vincent7, 8 novembre Bosch. Il giardino dei sogni
27, 28 e 29 novembre Canaletto a Venezia
12 e 13 dicembre Julian Schnabel. A Private Portrait

L'elenco sale si trova su www.nexodigital.it

Tutti i titoli della Grande Arte al Cinema possono essere richiesti anche per speciali matinée al cinema dedicate alle scuole. Per prenotazioni: progetto.scuole@nexodigital.it, tel 02 805 1633

La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital con il media partner Sky Arte HD e MYmovies.it.

giovedì 3 agosto 2017

Attività naturalistiche con i bambini

Stare in campagna offre un'opportunità unica per portare i bambini alla scoperta del mondo che li circonda. L'ideale è fare passeggiate al mattino presto o al tardo pomeriggio, quando il sole non è troppo caldo e gli animali sono già in piena attività. Lungo le stradine di campagna si possono osservare i nidi delle formiche indaffarate a trasportare le provviste all'interno.


Con grande stupore abbiamo visto non solo le operaie ma anche le formiche soldato. Non sono sicura ma forse potrebbe trattarsi di un nido di formicaleone (ma chiedo conferma agli amici entomologi).


In mezzo alle stoppie del grano mietuto si possono incontrare tantissimi insetti ortotteri della famiglia degli Acrididi, talmente mimetici da essere assolutamente invisibili.

Il mio piccolo #insettajones è abilissimo sia a individuarli sia a catturarli a mano libera.

Al Muse abbiamo comperato uno strumento per osservarli da vicino con le lenti. Come sempre il patto è che li prendiamo, li osserviamo, li teniamo per un po' e poi li liberiamo.

Ogni giorno la campagna riserva delle sorprese.

Stamattina al risveglio, sul terrazzo, Andrea ha trovato un bruco enorme: è molto colorato e ha una sorta di “pungiglione” , sull'undicesimo segmento presentano un cornetto arcuato e in molti casi si atteggiano a “Sfinge” da qui il nome della famiglia degli Sfingidi. (fonte: Gabriele Pozzi “Insetti d'Italia e d'Europa”, Editoriale Giorgio Mondadori). Non abbiamo ancora individuato a quale specie appartiene per capire di quali foglie si nutre.

La voglia di toccarlo, manipolarlo è grande: ma forse è anche il modo in cui la curiosità viene soddisfatta e forse da alcune domande ne nascono altre...


Uno degli scorsi pomeriggi è venuto invece a trovarci in giardino un riccio: è davvero strano incontrarlo di giorno e come potete immaginare ha destato l'entusiasmo dei bambini che hanno voluto prenderlo in mano e si sono accorti di quanto punge. 
 I bambini hanno osservato anche come si appallottola sparendo quasi tutto quando cerca di difendersi.

La mia amica Paola mi ha suggerito questo link (qui) per sapere cosa fare quando lo si incontra e se ha bisogno di aiuto (c'è il riferimento anche a un libro e a una pagina facebook).


In giro poi si trovano piccoli gechi, appena schiusi dall'uovo...


borre e penne di civette che hanno i loro posatoi nella carraia.


Lungo il sentiero terroso è bellissimo scoprire ogni giorno le impronte lasciate dagli uccelli. Di chi saranno? Un altro mistero da risolvere.

Se al mattino presto si sente il garrulo chiacchiericcio delle rondini che volano a pelo dell'erba pronte a catturare gli insetti, appena il sole si fa alto il frinire delle cicale è incessante, ogni tanto con l'intercalare del suono monotono delle tortore dal collare orientale. La sera invece, oltre a sentire ogni tanto il canto della civetta, abbiamo iniziato a sentire quello molto più strano e misterioso dell'assiolo (ho dovuto chiedere ai miei amici ornitologi per scoprire a chi appartenesse).

Quando la canicola incombe e non c'è un alito di vento, si può stare rintanati a disegnare insetti e osservare libri per scoprire qualcosa in più sul meraviglioso mondo naturale.


Anche voi siete curiosi e andate in giro con i vostri bambini o le vostre bambine? Quali esperienze avete da raccontare?