sabato 20 gennaio 2018

"Il buon viaggio" di Beatrice Masini e Gianni De Conno, Carthusia


Ci sono albi che vanno letti e riletti. Assaporati. Gustati. Lasciati decantare come succede con il buon vino. "Il buon viaggio" di Beatrice Masini e Gianni De Conno, edito da Carthusia (qui) è uno di questi. I due autori, con parole e immagini "potenti", ci invitano a riflettere su cosa sia fare un buon viaggio. Il viaggio come percorso da intraprendere da soli, il viaggio come metafora della vita. Perché se uno può fare molti viaggi nella vita, la vita stessa è un lungo cammino che percorriamo, avendo la fortuna di incontrare luoghi, persone, cose che ci possono invitare a restare o proseguire. A volte la strada è già decisa, a volte la si scopre man mano. Per ognuno di noi è diverso.
Ed ecco che i due autori ci accompagnano, non importa se siamo piccoli o grandi, a riflettere sul tema, cercando di ripescare nella memoria alcuni frammenti importanti della nostra vita o cogliere quello che forse abbiamo dato per scontato. Ma scontato non è.


E dunque, nella vita ben spesa, come nei viaggi che regalano emozioni, ci sono imprevisti così sorprendenti da lasciare senza fiato e rimanere nel cuore per sempre: come accade rimirando la bellissima illustrazione di De Conno, che fa "sostare" lo sguardo di fronte a un paesaggio mozzafiato al tramonto.


Durante un buon viaggio  - sia questo fisico o mentale - può capitare di essere così stanchi la sera da "cadere addormentati" o, al contrario, di avere "l'adrenalina addosso" nonostante la fatica. E cercare di fissare quanto successo nella mente, per non perdere neanche un passaggio. Ci sono giornate così "perfette", che non si vorrebbe finissero mai e di cui rimane traccia nella memoria. Ci fanno stare in pace con il mondo come succede quando contempliamo la luna piena quando è ancora bassa all'orizzonte e ci appare magnifica e luminosa.

E ancora... A chi non è capitato di sbagliare strada e arrivare proprio là dove non osava? Ci sono tante cose che ci frenano, ma per fortuna lasciandosi andare si scopre che il luogo di arrivo è proprio quello che si desiderava raggiungere nel profondo.

A volte il cammino è pieno di ostacoli, ma questi sono uno sprone a proseguire: le cose conquistate con fatica e sudore regalano soddisfazione e piacere. Una riflessione importante per le giovani generazioni, che si ritrovano fragili di fronte alle difficoltà (anche per colpa nostra).


Ognuno sceglie quando fermarsi e quando sta bene in un luogo. Quando si sta bene con se stessi e non occorre proseguire. Ma non è detto che arrivati alla fine non ci si possa sorprendere sempre. Che bell'augurio, quello di cogliere la bellezza nella quotidianità.

Un albo prezioso, che amplia gli orizzonti e sprona a guardarsi dentro. Illustrazioni che sembrano quadri che ci portano a viaggiare, immersi in paesaggi reali o immaginari, ma sempre ricchi di poesia. Un ultimo regalo di Gianni De Conno, che ci ha lasciati troppo presto e rimarrà nei nostri cuori anche grazie a questo libro. Un altro regalo di Beatrice Masini che con le sue parole semina bellezza.


Il volume si conclude, come spesso accade con Carthusia, con un invito ai bambini a fare: in questo caso costruire un diario di bordo, ripercorrendo i viaggi già compiuti o preparandosi per nuovi con una valigia piena di buoni propositi.

Dopo una lunga pausa del blog, questo libro mi sembrava il migliore augurio per ricominciare a scrivere, augurando a me stessa e a ognuno di voi di cogliere ogni giorno l'incanto che racchiude.

venerdì 24 novembre 2017

"Il mondo segreto degli insetti" di Marco di Domenico, Editoriale Scienza


Se siete alla ricerca di un libro completo e accattivante sul popolo a sei zampe, "Il mondo segreto degli insetti Una guida alla scoperta degli animali più incredibili e numerosi del Pianeta" di Marco di Domenico, pubblicato da Editoriale Scienza (qui la scheda) fa il caso vostro. Infatti, qui si può trovare rigore scientifico accanto a curiosità che non sono solo semplici "aneddoti" ma anche informazioni pratiche per riuscire a districarsi in questo mondo davvero "affollato". Su dieci specie animali, otto sono infatti rappresentate dagli insetti che, nonostante le piccole dimensioni sono i veri "dominatori della Terra". Sono rimasta stupita - e, insieme alla sottoscritta, mio figlio - nello scoprire che qualcuno abbia calcolato che il peso di tutte le formiche esistenti superi quello di tutti gli esseri umani sul pianeta (!) e, tanto per capire le proporzioni, che ci vogliono sei milioni di formiche per raggiungere il peso di un bambino di nove anni!!


Infografiche e tabelle aiutano a fare un po' di chiarezza e a darci un'idea di quante specie sono presenti non solo nel mondo ma anche in Italia. Delle 950mila specie di insetti, la parte del leone naturalmente la fanno i coleotteri con ben 360mila specie conosciute nel mondo, di cui 12.005 presenti nel nostro Paese. Tanto per capire le proporzioni, i mammiferi, di cui noi facciamo parte, sono presenti con solo 4200 specie.


Il libro è suddiviso in diversi capitoli, ognuno dedicato a farci scoprire come sono fatti, come cambiano, come volano, come si muovono, come mangiano, dove vivono e altre curiosità (come suoni, luci e colori o la parte dedicata agli insetti sociali).
Oltre alle illustrazioni scientifiche, opera dell'autore, figurano anche le illustrazioni più "leggere" di Laura Fanelli che rendono il libro accattivante e piacevole da sfogliare.


Le parti descrittive che aiutano a prendere confidenza anche con i termini "tecnici" appropriati per distinguere le specie o parti del corpo degli animali, si intercalano ad altre più discorsive in cui si scoprono un sacco di notizie interessanti. Sapevate, per esempio, che gli scarafaggi sono tra i pochi insetti a prendersi cura della propria prole? La mamma infatti porta le uova in una ooteca, una specie di astuccio attaccato all'addome e continua ad accudire e difendere i piccoli una volta nati. Oppure, vi siete mai chiesti perché le cicale cantino sempre quando è caldo? Perché esse presentano ai lati dell'addome due membrane tonde, dette "timballi", che riescono a vibrare fino a 480 volte al secondo grazie all'azione di muscoli e tendini, ma solo se la temperatura è abbastanza elevata.

Un argomento che potrebbe interessare molti di voi è quella relativa a come distinguere una vespa da un'ape (e non solo per il famoso "vitino" da vespa, ovvero in restringimento tra torace e addome... ma anche per le abitudini alimentari o per quanto riguarda la costruzione dei nidi o la struttura delle colonie).

C'è da perdersi nello scoprire alcune specie davvero singolari, come nel caso dei coleotteri delle nebbie, che vivono nel deserto del Namib, in Africa e che riescono a catturare abilmente le goccioline di acqua della condensa... e corrono a velocità impressionanti per sfuggire al calore della sabbia.
Le sorprese riguardano anche insetti per noi comuni, come le mosche: ho scoperto infatti che riescono a camminare su vetri e sul soffitto grazie alla presenza di una specie di "polpastrello" (detto ariolio) - che serve a fare presa sulle superfici lisce - e a due forti unghie, che consentono di aderire alle superfici ruvide.
Nonostante abbiano colonizzato praticamente tutti gli ambienti, gli insetti mancano nel mare e ci sono alcune ipotesi per capire perché non siano riusciti in questa "impresa".

Insomma, nonostante ci siano tantissimi libri a disposizione sugli insetti, il loro mondo è così complesso e affascinante da non stancare mai. Questo libro può essere una fonte preziosa di informazioni non solo per i semplici appassionati ma anche per studenti e, perché no, insegnanti che vogliono saperne di più.

lunedì 6 novembre 2017

"Quellilà" di Daniele Movarelli e Michele Rocchetti, Giralangolo EDT


Chi saranno mai "Quellilà" dell'albo di Daniele Movarelli e Michele Rocchetti, edito da Giralangolo EDT (qui)? In copertina, su sfondo nero, due occhi colorati scrutano. E tornano nella prima doppia pagina, al buio, fuori dalla finestra, insieme a uno spicchio di luna stranamente verde. All'interno solo il cane se ne accorge, mentre la famiglia radunata a tavola sembra non curarsene. Infatti il testo ci dice che "Quellilà erano i nostri vicini da sempre. Nessuno di Noi però li aveva mai visti. Perché loro vivevano di là. E noi di quà". Non ci è dato di sapere quale sia il muro che li separa, ma la paura è tale da superare la curiosità di conoscerli.


Una paura alimentata da maldicenze che provengono dai racconti del vecchio Marricordo, un nome che è tutto un programma, dato che quell'anziano signore non sembra essere molto in sé (se gli fai una domanda sembra perdersi nei suoi ricordi ingarbugliati): è però considerato il saggio del paese e dunque Quellilà oltre ad "avere un aspetto orribile ed essere cattivi" sono anche "pelossissimi, hanno orecchie a punta e pattini a rotelle al posto dei piedi". Il racconto si snoda tra l'incredulità e il divertimento - dei bambini a cui si legge (dato dalle risposte strampalate di Marricordo) - non foss'altro che il vecchio a un certo punto si "inventa" che abbiano voglia di attaccare e lanciare attraverso una catapulta procioni inferociti. E non è che l'inizio...


Ecco, con questo albo dai colori accesi e con le figure squadrate, si può inizialmente sorridere e poi riflettere: riflettere su quanto possano influire i pregiudizi, ovvero quanto quello che si costruisce nella nostra testa possa portarci ad andare fuori strada... a compiere cose assurde credendo di essere nel giusto piuttosto che provare ad approfondire, e a capire. Perché a ben pensare come può esistere qualcuno con i pattini a rotelle al posto dei piedi disposto a lanciare procioni o trichechi gonfiati a elio? Eppure ci rendiamo conto di come nella quotidianità basta poco per travisare, basta la "paura" per "gonfiare" situazioni fino a scatenare il panico. Il vecchio Marricordo mi fa pensare ai tanti "santoni" che oggi si trovano su internet che forniscono ricette strampalate a cui tanti si aggrappano ... un albo dunque che ha molte sfaccettature e può essere sicuramente letto a più livelli a seconda dell'età.

venerdì 3 novembre 2017

"I miei bambini hanno i superpoteri" di Carlotta Jesi, Sperling & Kupfer

"Questo libro è nato sbirciando i miei figli dallo specchietto retrovisore, 
un pomeriggio come tanti, bloccati nel traffico di Milano 
mentre giochiamo ai "dislessici famosi". 
Meglio se premi Nobel, che rafforza l'autostima"



Sono 350mila i bambini che soffrono di disturbi specifici di apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia): "I miei bambini hanno i superpoteri" (qui) di Carlotta Jesi, edito da Sperling & Kupfer è dedicato in qualche modo a loro, ai loro genitori, perché forse non sentirsi soli è il primo modo per affrontare un problema così delicato che stravolge gli equilibri di un'intera famiglia. Con un linguaggio semplice ma appassionato, pieno di emozioni e "chiaroscuri", Carlotta Jesi riesce a raccontarci come siano riusciti a "imparare e a riconoscere e a usare i superpoteri che la dislessia si porta appresso: immaginazione, intuito e creatività". Sì, perché i bambini che hanno queste difficoltà a scuola nascondono un vero e proprio potenziale che deve essere solo scoperto e valorizzato. Non c'è nulla quindi di "sbagliato", solo un modo diverso di vedere il mondo. Una grande sensibilità che se non compresa fa rimanere nel bozzolo, rinchiudere in se stessi pensando di essere inadeguati. Il che non è affatto vero.

Questa consapevolezza è un prezioso traguardo, frutto di un percorso molto lungo, pieno di ostacoli quotidiani, ansie, mortificazioni, senso di inadeguatezza che si sono risolti pian piano grazie a una grande determinazione e a un cambio di prospettive.

Perché mi è piaciuto questo libro? Perché è molto intenso e appassionato, privo di sentimentalismi, con grande lucidità ci mette subito di fronte alle difficoltà e con grande empatia ci fa vivere le angosce e le riflessioni che hanno portato a vedere la luce in fondo al tunnel. Carlotta Jesi non ci nasconde la forte frustrazione che l'ha accompagnata nel momento in cui, insieme al marito, si è resa conto di avere due figli in difficoltà: perché in gioco non è solo quello che provano i bambini ma anche il senso di "non sentirsi all'altezza" come madre, la disillusione di non sapere come aiutare. Lo sforzo di fare un passo indietro per non giudicare secondo le proprie aspettative e subire i giudizi altrui, per lasciare spazio all'ascolto. Non ci nasconde la complessità delle scelte: cercare la strada "facile" prospettata a scuola (che si rivela impreparata ad accogliere chi ha tempi e modi diversi dalla maggior parte degli alunni) o seguire l'istinto e il cammino "più tortuoso" dell'apprendimento personale indicato da una specialista, disseminato da iniezioni di fiducia e piccole assunzioni di responsabilità.

Una madre che ci parla di figli che hanno bisogno di essere guardati con stupore e meraviglia, per quello che sono. Figli che ci insegnano ogni giorno qualcosa, attraverso le risorse che tirano fuori per "cavarsela da soli". Figli che hanno bisogno di crearsi anticorpi, riempirsi di orgoglio e diventare autonomi in modo creativo, per non sentirsi come "un pezzo di corda buttato per terra".
Non nascondo di essermi commossa a leggerlo. Perché anche se i miei figli non soffrono (almeno per ora) di disturbi specifici dell'apprendimento, penso che sia importante riflettere su quanto conti lo sguardo e la fiducia che riponiamo nei nostri piccoli, qualsiasi sia la sfida quotidiana da affrontare. E so quanto sia difficile passare dalla teoria alla pratica. Quindi, anche per questo, ringrazio Carlotta per aver scritto questo libro.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro, ideato da Paola Miseti, HomeMadeMamma (qui).

"Pizza! Una ricetta interattiva per cucinare senza ingredienti" di Lotta Nieminen, Phaidon


Se avete voglia di giocare e divertirvi con i vostri figli "Pizza! Una ricetta interattiva per cucinare senza ingredienti" di Lotta Nieminen, edito da Phaidon è il libro che fa per voi. Un libro interattivo, che consente di passare dalla lettura al gioco di ruolo. L'unico rischio che correte è che il gioco può andare avanti all'infinito... e sappiamo che nella fase del "far finta che" i bambini sono maestri e non si stancano mai facilmente. Quindi, siete avvertiti.

Perché è così piacevole? Perché intanto si gioca a fare la pizza - alzi la mano chi non adora questo piatto - senza correre il rischio di sporcarsi le mani. O meglio, se proprio volete mettere le mani in pasta (e questa lettura può, anzi, farvi venire voglia di sperimentare con i vostri bambini, il che non guasta) avete a disposizione un vero ricettario che vi accompagna a creare la vostra pizza.



Ma andiamo con ordine. Cosa succede? Leggendo il libro si scopre passo passo tutto quello che occorre. Se avete dei bambini piccoli sarà un piacere vederli muovere le alette che magicamente fanno cadere nella terrina la farina o spargono il sale. E che gioia poter muovere il cucchiaio finché si ha voglia per creare un impasto denso. E che dire della strana sensazione di far finta di modellare l'impasto che prende le pieghe delle dita?


Non parrà vero, ai piccoli, poter finalmente regolare con una rotella la temperatura del forno (ma attenzione a non arrivare fino a 280° altrimenti la pizza (finta) verrà bruciata (!). Naturalmente potrete far aprire il forno ma per continuare il gioco dovrete attrezzarvi con delle "pattine" così nessuno si scotterà. Altrimenti si può anche giocare a farsi male e curarsi (se vogliamo continuare con il gioco di ruolo... ma quello sta a voi e ai vostri bambini). E dopo aver spalmato per bene il pomodoro e arricchito con tanti ingredienti diversi la pizza, arriva anche il momento di mangiarla e ...magia, si può staccare anche una fetta!
Il libro cartonato e ben solido resisterà alle numerose prove di cucinare insieme.
Un vero spasso.

giovedì 2 novembre 2017

"Cosa saremo poi" di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, Lapis edizioni


"Cosa saremo poi" di Luisa Mattia e Luigi Ballerini, edito da Lapis ha un incipit incalzante: una ragazzina di quattordici anni, Lavinia, ha tentato il suicidio dopo essere stata ampiamente presa in giro da un gruppo di compagni sui social. Ha lasciando traccia del suo gesto sulla bacheca di facebook scrivendo "E adesso sarete contenti...": lo scopriamo attraverso il "parlottio" concitato dei ragazzini che si premurano di cancellare al più presto le tracce delle loro conversazioni su whatsapp per non avere "grane". In mezzo a questi scambi dal tono spavaldo e quasi eccitato emergono, per fortuna, anche due sguardi che si intercettano, di interlocutori che sono decisamente imbarazzati e dispiaciuti.

Già da subito, in questo romanzo "corale", scopriamo voci, atteggiamenti e comportamenti di persone che, di fronte a questa violenza perpetrata contro una ragazzina (un caso di cyberbullismo), fanno scelte diverse. 

Diciamolo subito: gli adulti in questo libro non fanno una grande figura e appaiono totalmente incapaci di affrontare questo avvenimento come un momento di riflessione a livello sia collettivo sia personale/familiare. Imbarazzati e quasi del tutto impreparati, come nel caso dei professori o del preside, che si sentono in dovere di "predicare", di fare "quello che si deve" (es. un incontro con la polizia postale), senza però andare oltre la superficie; distratti e inconsapevoli dei rischi delle nuove tecnologie, come alcuni genitori che non cercano di ascoltare o comprendere i propri figli - sicuramente in una età difficile e impenetrabile - vivendo nella certezza che sia sempre colpa degli altri ragazzi. Oppure, capaci di dare solo punizioni temporanee - come accade ai genitori di Federico, detto Falco, il bullo di turno - che lasciano il tempo che trovano, perché di fatto non indagano le cause, non hanno il tempo (o la voglia?) di chiedere come si senta il proprio figlio e, soprattutto, di mettersi in discussione.

Nel caso dei ragazzi, i due autori ci prospettano un ventaglio di possibilità, scavando dentro le singole storie di ognuno.
La protagonista si racconta attraverso dialoghi interiori (poco importa se siano riflessioni ad alta voce o pensieri appuntati su un diario) e ci consente di scoprire pian piano cosa l'ha indotta a compiere quel gesto: una ragazza che, come tante della sua età, è un po' più rotonda del previsto e che ingenuamente attribuisce alcuni gesti del belloccio della scuola (Falco) come apprezzamenti senza rendersi conto che questi ha trovato un modo per denigrarla pubblicamente. Ne emerge tutta la fragilità delle nuove generazioni, per cui la comunicazione sui social è più reale dei gesti e delle parole dette dal vivo, di quanto l'immagine sociale diventi pregnante e si faccia di tutto per stare "sulla cresta dell'onda", senza capire fino in fondo quali conseguenze si possono pagare. Finché non cadi nella trappola. Una trappola che amplifica i gesti fino a farli diventare insopportabili. Lavinia ha affrontato tutto questo: si è bruciata, è "caduta" ma, per fortuna, riesce anche a scoprire con fatica un modo per ritrovarsi, grazie a rapporti finalmente reali e concreti (es. una guida esterna: perché i ragazzi hanno bisogno di riferimenti adulti) e all'esperienza rigenerante del teatro.

Accanto a lei ci sono tanti altri ragazzi: c'è chi, come Jeijei e Vera, inizia a sentirsi in colpa perché di fatto si rende conto che anche il silenzio ha un preciso significato, perché "anche non fare è fare". A una sempre maggiore consapevolezza di quello che è accaduto seguono piccole azioni che faranno prendere le distanze dalla "massa" e cercare un riavvicinamento con Lavinia.
E se Lavinia riacquista sempre più "forza" (interiore) - questo è il messaggio positivo del libro che ci lascia la speranza che rialzarsi sia possibile, anche se con dolore - il bullo Federico, detto Falco, emerge in tutta la sua fragilità - che nasconde dietro alla sfrontatezza - una fragilità che lo farà diventare a sua volta vittima perché non trova nella famiglia un'ancora di salvezza. E perché si ritrova solo, avendo, di fatto, costruito "un castello di carta", abbandonato da tutti i cosiddetti "amici", che pian piano prendono le distanze per non compromettersi a loro volta.

Un romanzo non solo per ragazzi ma anche per chiunque voglia riflettere su temi così delicati. Un libro che è stato inserito nei White Ravens 2017, una selezione della migliore produzione internazionale secondo la Internationale Jugendbibliothek di Monaco di Baviera.

mercoledì 27 settembre 2017

"Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza


Il gioco è da sempre la modalità che hanno tutti i cuccioli - di animali e di uomo - di imparare. Infatti, quando giochiamo il cervello è maggiormente predisposto all'apprendimento. Quindi, ben vengano i due libri pubblicati da Editoriale Scienza "Pensa come Sherlock Holmes" e "Pensa come Leonardo da Vinci" ideati da Carlo Carzan noto come "Il Ludomastro" e Sonia Scalco , un lavoro a quattro mani che li vede impegnati da sempre su questi temi ; i due autori non a caso propongono l'approccio "ludens" per imparare e "coltivare il desiderio di sapere". Un metodo per allenare la mente in modo piacevole, utilissimo da mettere in pratica specie ora che è ricominciata la scuola.

Questi due volumi sono al tempo stesso intriganti e ricchi di spunti, anche per i più grandi (vi invito a mettervi alla prova perché nulla è scontato), perché dosano con sapienza conoscenze, aneddoti e divertimento, allo scopo di modificare il proprio atteggiamento di fronte alle cose che ci circondano. In poche parole: finalizzare gli sforzi ottimizzando il risultato. Niente male vero?



Come ci riescono? I due autori cercando di "sviscerare" i segreti del cervello di due persone non comuni, mettendo a fuoco alcune loro caratteristiche (es. la curiosità, la capacità di osservare nel caso di Sherlock Holmes; la creatività, l'uso di quelle che oggi vengono definite "intelligenze multiple" nel caso di Leonardo da Vinci) per poi proporre alcuni giochi o attività da svolgere per allenare le diverse capacità. L'idea non è di diventare come loro, ma di prendere spunto per migliorarsi.

Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Sherlock Holmes"
In un mondo che corre a mille e in cui a volte si rischia di rimanere in superficie, l'allenamento della capacità di osservazione, per comprendere e conoscere a fondo un fenomeno, riuscendo al tempo stesso ad avere una visione d'insieme è davvero prezioso. Altrettanto importante è focalizzare la propria attenzione per allenare la propria capacità di concentrazione, che può essere distratta dalle emozioni positive (es. bei ricordi) o negative (es. ansia). Il libro su Sherlock parla anche di un tema che a me sta particolarmente a cuore: la motivazione e come coltivarla; ben sappiamo quanto le gratificazioni estrinseche (es. approvazioni sociali, voti) possano essere importanti per un bambino alle prese con la scuola primaria (e non solo). Una lezione importante è quella legata al fatto che nulla è impossibile ma che non serva solo il talento naturale ma conti anche l'esercitazione.
Non mancano neanche i consigli in relazione alla memoria. Insomma, come si va in palestra per stare in forma a livello fisico, perché non si fa altrettanto per un bene così prezioso quale sono la nostra mente e il nostro cervello?
Infine, imparare da un detective così geniale è anche un modo per iniziare a conoscere come funziona il metodo scientifico (non a caso il suo inventore Sir Arthur Conan Doyle era un medico e si è ispirato per il suo personaggio a un suo professore dell'università).



Quello che mi è piaciuto di "Pensa come Leonardo da Vinci"
Questo libro ci porta alla scoperta di una persona così geniale, qual è stato da Leonardo da Vinci, che affascina da sempre generazioni su generazioni, attraverso un approccio piacevole, che racconta sia la sua storia sia le sue invenzioni, con una serie di aneddoti.

La prima cosa che ho amato di questo volume è che sottolinea quanto la natura sia stata la prima "maestra" di Leonardo, fonte inesauribile di curiosità: sposo molto la filosofia di chi ormai pensa che la natura e lo stare "fuori" possano "accendere le domande". La curiosità è intesa come un atteggiamento di ricerca, di porsi sempre domande di fronte al mondo che ci circonda, dove il termine "curiosus" viene impiegato secondo il significato latino di "colui che si prende cura": quindi l'invito è a coltivare il proprio desiderio di sapere, cercando di trovare sempre risposte originali. 

Le domande e la curiosità, purtroppo, molte volte vengono mortificate da noi adulti, che su questo aspetto dovremmo aprire una grande riflessione. Anche perché la curiosità attiva aree del cervello che regolano il piacere e il rilascio di dopamina donando una sensazione di benessere che stimola la motivazione a continuare. Quindi, perché non alimentare la sete di sapere?

Le domande "accendono una lampadina", ma perché tutto non rimanga fine a se stesso, a questo deve fare seguito un'attenta indagine delle fonti (anche qui vengono forniti tanti suggerimenti utili su come poter fare una ricerca come si deve e come organizzare il metodo di lavoro secondo la modalità del "problem solving"), una rielaborazione di quanto scoperto (formulazione di idee) e una prova/sperimentazione.

Un altro motivo per cui ho amato questo libro è che Leonardo viene portato a esempio positivo di come la dislessia possa essere uno "sprone" a conoscere le proprie potenzialità: come altre persone geniali (es. Picasso, Einstein) grazie a questo suo approccio fuori dal comune e fuori dagli schemi Leonardo è diventato la persona eclettica che conosciamo (chissà come verrebbe "etichettato" oggi visto che faticava a stare attento ed era spesso distratto?). In effetti, quello che viene evidenziato nel libro è come sia importante che i due emisferi cerebrali (quello sinistro, legato più alla logica, al linguaggio e alla matematica, e quello destro legato all'istinto, alle emozioni, alle arti, alla memoria visiva) debbano essere integrati in modo da "potenziare tutte le abilità, da quelle creative a quelle logico-matematiche".

Ma non finisce qui: i bambini vengono invogliati a organizzarsi e a elaborare le loro idee e i concetti non solo attraverso le parole ma anche attraverso gli schemi: se Leonardo è noto per i suoi Codex ricchi di annotazioni e disegni, ai giovani lettori viene proposta la modalità di "Schechcodex", che aiuta a mettere ordine tra i pensieri impiegando la logica. E per questo non occorre essere abili illustratori!

Naturalmente la parte del leone la fanno oltre alla già citata curiosità anche la creatività e l'impiego dei cinque sensi. In particolare la creatività viene indicata come un "sapiente uso di ingredienti diversi per dare vita a nuove idee". Idee che a volte non andavano a buon fine, perché come tutti i visionari Leonardo era un precursore dei tempi.

Infine, non mancano suggerimenti per cercare la perfezione in quello che si fa, lavorando su attenzione e impegno, lungi dall'essere preda dell'ansia di prestazione, anzi accettando lo sbaglio e l'errore come possibilità di un continuo miglioramento.

Allora, siete pronti a raccogliere le sfide di questi due libri?